Le politiche per il nuovo teatro
Il contesto istituzionale e le sfide per i giovani teatranti
Il teatro italiano all’inizio del terzo millennio si presenta incerto, confuso, ma vitale per irrequietezza, forte di passione e debole di Maestri. La normativa statale per l’assegnazione delle sovvenzioni alle attività di prosa limita il riconoscimento dei "giovani" ai primi cinque anni di attività professionale, richiedendo però almeno tre anni di attività pregressa per accedere ai contributi. Non esistono norme specifiche per giovani artisti o formazioni nelle Leggi Regionali, rendendo l’essere "giovane" privo di specificità normativa o di sostegno finanziario.
I giovani artisti si trovano spesso isolati nelle loro drammaturgie letterarie e sceniche, utilizzando linguaggi innovativi come strumenti di ricerca poetica e performativa, ma faticano a individuare una via d’uscita dalla solitudine creativa e organizzativa. La difficoltà maggiore risiede nel passaggio dall’invenzione artistica alla professionalizzazione: oltre allo sviluppo dei contenuti, è necessario acquisire competenze gestionali, costruire rapporti solidi con il sistema teatrale e pianificare l’ingresso nel mercato.
Rischi e opportunità per i talenti emergenti
Gli artisti più promettenti, riconosciuti attraverso premi e attenzione critica, affrontano rischi legati all’impreparazione economico-organizzativa e al cinismo di un mercato che sfrutta le nuove risorse senza offrire tutele adeguate. Servirebbe un "incubatore d’imprese" per fornire strumenti promozionali e formativi alle giovani formazioni, ma nel panorama attuale di restaurazione culturale, il teatro è sempre più costretto a rispondere a logiche di mercato.
Il sistema italiano tende a cercare "talenti" da consacrare rapidamente in cartelloni indistinti, trasformandoli in marchi da consumare prima che il mercato ne scopra di nuovi. Tuttavia, questa logica trascura le centinaia di giovani professionisti che potrebbero diversificare e ampliare il mercato, ignorando la necessità di un "movimento" teatrale fatto di talenti e professionalità.
Critiche al sistema e proposte di cambiamento
Le istituzioni teatrali appaiono impermeabili ai giovani, offrendo loro solo spazi marginali senza sbocchi reali. Si avverte la necessità di un "patto fra le generazioni" che riconosca i valori e le ambizioni delle nuove leve, superando l’isolamento e la difesa dello status quo.
Per favorire l’ingresso dei giovani, si propone di abbassare la soglia di definizione di "giovane" (allineandola agli standard europei) e di destinare una quota dei budget dei teatri stabili (ad esempio il 3%) a progetti di giovani artisti e registi. Inoltre, si suggerisce di offrire residenze ai nuovi gruppi e spazi liberi nei festival per verificare la validità delle loro proposte artistiche.
Le strutture consolidate, insieme ai giovani artisti, potrebbero rompere il circolo vizioso tra politica e teatro, dimostrando che il teatro può tutelare gli interessi generali di una comunità meglio della politica stessa. Tuttavia, manca un "pensiero" condiviso per affrontare la mediocrità diffusa nelle istituzioni teatrali, pubbliche e private, dove spesso prevalgono logiche di mercato che marginalizzano innovazione e ricerca.
Una politica per il nuovo teatro dovrebbe evitare di imputare all’arte il suo deficit economico, cercando invece di prevenire un "deficit artistico" causato da finanziamenti opportunistici e scelte politiche a scapito della qualità. Sarebbe utile analizzare i bilanci dei teatri anche in termini di "deficit artistico", per valutare se le risorse siano impiegate in modo efficace.
Il cambiamento richiede provocazioni continue per convincere le direzioni artistiche e organizzative a superare il conservatorismo, ma le forze e le volontà per realizzarlo esistono. Il teatro italiano, tra tradizione e innovazione, ha bisogno di un pensiero critico che guidi le scelte future, superando l’enfasi aziendalistica e riconsiderando il suo ruolo nella società.