Known Physics: «Vogliamo lasciare qualcosa che rimanga negli anni. I testi? Possono nascere anche da un riff di chitarra»
Ci sono appena cento metri a separare le case dei quattro componenti dei Known Physics. Una distanza che, a Castiglione del Lago, sulle rive del Trasimeno, si percorre in pochi passi, ma che negli ultimi anni li ha portati molto più lontano: dai piccoli palchi dell’Umbria fino alla vittoria dell’Harley-Davidson Music Contest. Un traguardo che vale l’accesso al palco dell’European Bike Week di Faaker See, in Austria, ma che per la band - formata da Davide Faralli, Simone Vaccaro, Francesco Pierangeli e Luca Carloncelli - rappresenta soprattutto la conferma di un percorso costruito dal basso.
«Ci credevamo, ma sapevamo anche quante band forti partecipassero - dichiarano a Leggo - la vittoria è andata oltre le nostre aspettative. Harley-Davidson ha riposto in noi una fiducia straordinaria. Per questo non viviamo questo risultato come un punto d’arrivo, ma come un nuovo inizio».
Le origini della band
L'idea dei Known Physics nasce nel 2020 proprio da quel gruppo di amici che, nel piccolo comune in provincia di Perugia, si conosceva da sempre. L'obiettivo era dare vita a un progetto capace di mettere insieme esperienze musicali molto diverse: da una parte riff di chitarra decisi e una matrice rock, dall'altra produzioni elettroniche moderne, beat e contaminazioni pop, con uno sguardo rivolto anche al panorama internazionale.
In pochi anni il gruppo ha pubblicato diversi singoli, accompagnati da videoclip, e ha superato i cento concerti in tutta Italia, collaborando con alcune delle realtà più interessanti della scena, come La Sad e Le bambole di pezza.
Il significato del nome
Anche il nome racconta la loro identità. "Known Physics", spiegano, nasce dall'idea di partire da ciò che già esiste per creare qualcosa di nuovo, proprio come avviene nella ricerca scientifica.
«Veniamo da quattro percorsi artistici molto diversi. Ci piaceva l'idea di prendere tutto quello che ci aveva fatto crescere e dargli una forma nuova, fondendo generi e stili differenti», dice Davide. Una scelta che continua ancora oggi a incuriosire il pubblico, anche se - scherza Luca - c'è un piccolo inconveniente: «Lo sbagliano a scrivere quasi tutti».
Il processo creativo
La stessa contaminazione caratterizza anche il processo creativo. A dare il via a un brano può essere un riff di chitarra, una produzione elettronica o un'idea nata in sala prove, dove il gruppo può sperimentare senza limiti. Poi ogni pezzo prende forma collettivamente.
«Prima c'è sempre un filtro: questo sì, questo no, questo funziona, questo meno. Solo dopo iniziamo a lavorare davvero sul brano».
I testi, invece, nascono dalle esperienze personali e dai temi che sentono più vicini. È successo con “ADHD”, uno degli ultimi singoli, dedicato al disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Prima di scriverlo, la band ha scelto di confrontarsi con persone a cui era stata diagnosticata la sindrome, raccogliendo testimonianze dirette.
«Abbiamo cercato di trasferire in musica le loro sensazioni, sia attraverso l'energia del brano sia nel testo - continua Carloncelli - alcuni ci hanno ringraziato perché si sono sentiti rappresentati, altri ci hanno detto che la loro esperienza era diversa. Abbiamo capito quanto sia un mondo complesso e quanto sia importante raccontarlo con rispetto».
Progetti futuri
Lo sguardo, intanto, è già rivolto al futuro. Dopo il successo al contest Harley-Davidson e in attesa dell'esibizione all'European Bike Week di Faaker See, la band sta lavorando a nuovi singoli che usciranno dopo l'estate e continua a cercare nuovi live. Perché, ammettono sorridendo, «non è mai abbastanza».
Il sogno resta quello di suonare sempre più lontano dall'Italia, magari nei grandi festival internazionali. Ma senza dimenticare quelle strade di Castiglione del Lago dove tutto, a cento metri di distanza, è cominciato.